L’isolamento COVID-19 ha portato ad un ampliamento a tutti i livelli generazionali dell’ambiente digitale, espansione dettata dall’esigenza comune di mantenersi in relazione con familiari, amici, colleghi, fidanzati ecc. Inoltre l’ambiente digitale è da sempre quello preferito, per intrattenere relazioni e contatti dalla maggior parte dei giovani tra i 18 e i 25 anni. Questa fascia di età giunge sempre più spesso in consultazione dallo psicologo a causa della dipendenza tecnologica che comporta ricadute negative nei diversi ambiti della vita quotidiana: scolastico, familiare, lavorativo, relazionale. Il soggetto dipendente crea con lo strumento tecnologico un legame psicologico privilegiato incaricando lo strumento di sostituirsi a quella dimensione psico-emotiva della realtà esterna. Le conseguenze sfociano spesso in condizioni di isolamento e distorsione del Sé, delle relazioni interpersonali e dell’ambiente circostante (La Barbera 2009). Oltre alla dipendenza tecnologica, in questo periodo post-quarantena si sono moltiplicate le richieste di intervento dello psicologo per alcuni fenomeni diffusi nelle APP di incontri online: sexting, ghosting, zombing e slow dating.

Ricerche attivate dalle principali App di incontri, che hanno tracciato i comportamenti degli utenti durante il periodo COVID, pubblicando risultati, riflessioni e statistiche, si sono concentrate sulle abitudini relazionali della GENERAZIONE Z, abitudini comunque già presenti nell’epoca pre-pandemia. La GENERAZIONE Z è costituita dai ragazzi tra i 18 e i 25 anni e rappresenta oltre il 50% degli utenti iscritti ed attivi sulle App di incontri. Lo smartphone per la GENERAZIONE Z non è mai stato uno strumento tecnologico, al contrario rappresenta uno strumento dotato di una dimensione psico-emotiva. Dopo avere scelto l’utente attraverso la sua fotografia e descrizione tra un numero elevato di profili, basta un click per entrare in contatto con ragazzi e ragazze che difficilmente saremmo in grado di incontrare nella vita reale: per lontananza, per timidezza, per capacità relazionali, per contesto. Contesto, che nel virtuale è il grande assente (per ora, ma le principali App di incontri si stanno già organizzando per dare vita a pseudo-contesti). La GENERAZIONE Z si connette, si mostra senza inibizioni protetta dallo schermo. I siti di incontri promettono di trovare la persona giusta, oppure l’avventura senza impegno, a “sbattimento zero”.

Ma torniamo alla crescente richiesta di intervento da parte dello psicologo, generata dalle App di incontri on line nella fascia di età della GENERAZIONE Z, per fenomeni quali Sexting, ghosting, zombing e slow dating che precipitano alcuni soggetti in stati depressivi, ansiosi o francamente maniacali. Con il termine sexting si intende lo scambio di foto, messaggi, video erotici, prevalentemente attraverso le chat e, in tempi di isolamento, questo fenomeno è significativamente aumentato. Le App si sono conseguentemente adeguate offrendo un servizio, prima non attivo di videochat, messaggistica vocale e fotografica. Ci si riferisce a ghosting quando l’utente con cui si chatta, scompare da un giorno all’altro senza spiegazioni di sorta. Si è diffuso in quarantena lo slow dating che porta gli utenti ad approfondire in modo preferenziale e quasi esclusivo il rapporto virtuale con un singolo individuo in attesa dell’incontro fisico in un momento successivo. Incontro fisico impossibile in quarantena, ma che attenuava il senso di solitudine. Lo zombing è il fenomeno per cui si torna a cercare un contatto con l’ex. Molti si rituffano nel passato e altrettanti provano, invece a resistervi per non riaprire antiche ferite.

MA IL LOCKDOWN E’ TERMINATO (si spera, siamo tutti prudenti, non vorremmo riprecipitare al giorno 1) E IL MONDO REALE DOVREBBE RIMANE L’OBIETTIVO PER TUTTE LE GENERAZIONI.

Coltiviamo insieme il desiderio di volerci incontrare fisicamente, in un contesto sociale, culturale esterno a quello della propria abitazione, vale per tutti noi, non solo per la GENERAZIONE Z.

Non rinunciamo per nulla al mondo alla prossemica: ai gesti, all’esposizione al comportamento, nostro e altrui, allo spazio e alle distanze all’interno di una relazione in presenza, anche se queste sono cambiate.

Lo schermo del video ci ha protetti, ora questa protezione affidiamola alla mascherina chirurgica, al distanziamento sociale, al PROFILATTICO (ce lo ricordiamo?), al nostro buon senso, alla capacità di riconoscerci ed eventualmente di evitarci, ma in presenza. Parola di psicologa.